venerdì, settembre 21, 2007

mi ricordo willie il coyote



ferragosto. pranzo a casa di tere a siena. solo donne. bellissime tutte, secondo me.
betta-livia-cice-tere-io
volevo metterla perché meritava.
è stato un giorno carino.
avevo appena fatto una sorpresa fica la sera prima ed eravamo in odor di palio per il giorno dopo.
(acc... la lupa non ce l'ha fatta nonostante il mio sventolamento di fazzoletto al passaggio del carroccio...).
belle chiacchiere, belle confidenze. ovviamente uomini, principalmente.
ognuna di noi ha o ha avuto una storia controversa su cui scornarsi un po'.
però poi... insalata di farro e via...

ma per tornare a noi...

mah... è periodo di ansie variabili, nubi passeggere, qualche piccola soddisfazione e un bel po' di scombussolamento. però mi sembra proprio di quello positivo. di quello quando hai tanta carne al fuoco e ti devi muovere in fretta, fare cose, vedere gente, organizzarti. adrenalina.

tra 7 giorni esatti lascio genova.
poi ci torno a dormire 3 giorni dopo.
poi ci torno a prendermi tutta la mia roba 5 giorni dopo.
poi non ci torno più.
per un po'.

sembra niente...
invece non ci si rende conto neanche e succede tutto velocissimo. inesorabile.
tornare a bologna piglia benissimo, ma è pure peso, allo stesso tempo.
mah... non ho idea di nulla in questi giorni. non faccio previsioni. non immagino.
va molto giorno per giorno.

nel frattempo sembra partita la ruota della fortuna del lavoro. ho fatto due traduzioni in russo questa settimana e la prossima faccio da interprete a una delegazione di russi a milanovendemoda per tre giorni.

sai quando muovi una rotellina che poi ne mette in moto un'altra che poi spinge avanti un marchingegno che poi fa rovesciare un vaso che picchia su un bottone che aziona una leva che fa partire una biglia in un circuito che alla fine cade su una catapulta che si aziona e lancia un sasso su un bersaglio che si gira e colpisce una finestra che chiudendosi taglia un filo a cui era appesa un'incudine che poi cade in testa a willie il coyote mentre bipbip sogghigna di lato??? ecco, proprio così. boh... forse che la rotellina è stata decidere di andare a siena? madonna santa... poi si è azionato tutto il resto che è una roba brutta...

a me l'inverno mi sembra che sia stato un'altra vita. non mi ricordo nemmeno un dettaglio. li ho rimossi, non so.
e tutto a causa di quante cose sono successe a catena da giugno ad ora. mamma mia... fiuuu.

spero di trovarla questa calma perché è importante. fondamentale.
speremmu...
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mercoledì, settembre 19, 2007

strange days

inevitabile stordimento da preritorno.
chiacchiere facili coi coinquilini.
nostalgia preventiva.
rivoluzioni interiori per poi tornare allo status quo.

si torna a bologna.
tra meno di dieci giorni.
che effetto mi fa?
non lo so, non ci sono dentro alla sensazione ancora.

sono giorni strani. strange days. appesi a un filo. appesi a una manciata di sensazioni che si rimescolano.
sono giorni leggeri tutto sommato. rispetto a qualche giorno fa.
sono giorni di attesa.
sono giorni che non si sa bene.
non si sa bene quando si fa il trasloco, ma si sa che si fa.
non si sa bene con che umore si torna a bologna, ma si sa che facilmente sarà un umore più positivo che negativo.
non si sa bene che lavoro farò a bologna, ma si sa che lavorerò.
non si sa se avrò la borsa di dottorato, ma si sa che probabilmente no.

eppure le incertezze vanno e vengono.
qualche giorno sono di più, qualche giorno di meno.
riguardano soprattutto i sentimenti più che la razionalità.
mah... ho voglia di scrivere ma non so bene cosa.
sono in divenire, sarà quello.
mi sembra una bella fase, nonostante tutto.

mercoledì, settembre 05, 2007

cazzi e mazzi

cazzo cazzo cazzo e stracazzo.
ma non mi può girare bene per più di due giorni di fila???
vaffanculo.

sono incazzata. tanto.
sono incazzata perché non riesco a dare un senso sensato alle cose.
soprattutto non riesco a trovare pace interiore, nemmeno per qualche merda di ora.

credo di dover smettere di occuparmi degli altri. dovrei occuparmi di me.
dovrei smettere di pensare a gagge che magari sta male per causa mia e dovrei smettere di pensare a ric che magari sta male per i cazzi suoi.

e io? come sto?
di merda, grazie.
c'è qualcuno che se ne preoccupa?
mi sa di no.

allora, vaffanculo.
non si fa così.
no, non si fa per niente così.

come faccio a star meglio?
non lo so.
una cosa è certa: non così.

vado a pisa oggi.
faccio questa merda di esame. provo a farlo meglio che posso.
proverò. con la pappa nel cervello è un po' dura, ma ce la posso fare. sconnetto tutto mentre son lì. se ci riesco. (dai, sì. ce l'ho fatta anche altre volte!).

venerdì vaffanculo. mi diverto. non voglio sapere niente.
ce la farò?
ecco. se sto qui a pensare se ce la farò di sicuro sono sulla buona strada per non farcela.

ma sapete qual è la cosa migliore???
stamattina ero contenta.
mi sono alzata a un orario decente, ero propositiva per studiare e pulire casa, poi sedermi nello spazio conciliante del treno per un paio d'ore e lasciarmi guidare in piacevolissimi pensieri orientati all'infinito con la certezza di essere abbastanza pronta per affrontare il nemico...
e mi hanno chiamato dalla spagna. ed è stata una figata perché ci ho parlato in ottimo spagnolo e mi sono sentita strabene e mi hanno detto che qualsiasi cosa il mio curriculum lo tengono e qualsiasi cosa a ottobre posso farmi viva e andare e mi sono caricata che lo spagnolo è supervivo dentro di me e mi fa stare bene come al solito e qualche merda di certezza anche solo fittizia mi era tornata e...
ma vaffanculo va'...

faccio e disfo tutto da sola a 360 mila battute al secondo senza nemmeno rendermi conto.

meno male esiste ancora un foglio e una penna, reali e materiali o virtuali e mentali, per provare a stare meglio. per scaricare i cazzo di pensieri. per liberarli al grande pubblico. per avere la sensazione di non avere più un groppone tutto denso e accumulato giusto alla bocca dello stomaco.

vaffanculo. non ho fatto nulla di sbagliato.
non sono una stronza.
non sono una sfigata.
non sono nemmeno un'ignorante.
non sono nemmeno così fragile come vorrei credere.

non lo so cosa o chi sono.
e le questioni contingenti che mi circondano mi fanno una confusione tale che mi verrebbe da chiudermi in un'ascesi mistica new age del cazzo finché non ci sbatto la testa contro ed esco con un sorriso ebete di merda e un bernoccolo enorme sulla testa.

e invece no...
no, cazzo.
e invece ci voglio sbattere la testa subito. quotidianamente. voglio farmene mille di bernoccoli. voglio arrivare a sera distrutta, con la gola secca per tutte le sigarette del cazzo che mi sono fumata, ma sugli occhi la curiosità e l'energia di aver fatto qualcosa di sensato per stare meglio, per metter ordine, per capirci qualcosa, per seguire i miei sogni, disincastrarli dalle stronzate e fargli attraversare il mare (più veloci di aquile).

sarò ambiziosa??
probabilmente sì, cazzo.
probabilmente sì.
e orgogliosa.
e testarda.
ed egoista.
e profonda.
e complicata.
e piena di paranoie del cazzo.
ma interessante, proprio per questo.

il resto deve andarsene affanculo.
e basta.

lunedì, settembre 03, 2007

la stagione dell'amore...



...viene e va.
i desideri non invecchiano quasi mai con l'età.

fare pranzo in un bar parigino in una traversa degli champs-élysées e fotografarsi nello specchio che rimanda un riflesso interessante.
cercare l'inquadratura più intrigante per raffigurare un quasi-neo-psicologo davanti ai vecchi muri della salpetrierre, dove si è formato freud. sdraiarsi per terra per prenderlo bene.
vagare per il quartiere di saint-germain alla ricerca del saint-germain des prés café (chissà se esiste davvero? io intanto ho trovato il café des flores).
cercare per tutta la città un cazzo di fioraio per regalargli un fiore e alla fine accontentarsi di una petunia rubata al jardin du luxembourg.
fotografare la gente seduta sui gradini di montmartre. cercare un'espressione rubata, intrigante, speciale negli occhi di lui. trovarci solo un bel po' di stanchezza e un po' di estraneazione.

e poi... e poi...

ricevere un sms alle 3 di notte, proprio giusto in quel momento subito prima di spegnere il cellulare, mentre il mondo ti gira tutto intorno e non capisci come mai: in fondo hai bevuto solo due birre e uno jaigermeister. forse sarà stato correre a casa camminando per 40 minuti circa in una genova deserta ascoltando neil young e risentirsi proprio come a granada quando si correva su per la cuesta de casa ascoltando vasco?

e poi... e poi...

sperare in una chiamata che magicamente arriva proprio mentre stai per alzarti ed andare a lavarti i denti per poi andare a letto.

e sentire le lacrime scendere proprio appena finito di fare l'amore.
ed emozionarsi a mille e non sapere nemmeno perché.
e rivoltarsi tutto dentro con gli occhi pieni di tenerezza e non trovarci un ordine perché un ordine non c'è. (e nemmeno lo vuoi).
e sentire che hai cose forti dentro, ma non sai bene quali? cosa? come? perché?
e sentire quel peso nella pancia che pensi: mmm... m'inganno o son desto? questo è amore???
e spaventarsi da morire e riformulare il pensiero di nuovo: "sarà mica amore???"
e rinnegare tutto e dirsi: "no no no no. fermi tutti. no no no no. no, dai, è presto. m'inganno, m'inganno. mica può succedere così, dal niente".
e risentire quel peso nella pancia e le lacrime (maledette!) non vogliono ricacciarsi dentro a quei cazzo di occhi, ma continuano a venire giù, incontrollate, impunite, indomabili, incorreggibili bastarde e il peso si sposta nella gola e la riempie tutta e le lacrime cominciano ad aprirti un sorriso nella bocca e negli occhi e una tranquillità improvvisa ti pervade insieme allo sparire delle paure. di tutte le paure.
e un senso di inevitabilità ti prende tutta da dentro. parte dalla pancia, sale su, attraversa la gola e ti costringe a sputare fuori il rospo.
non c'è assolutamente il tempo di pensare "ma che cazzo... sarà giusto parlare? sarà giusto scoprirsi? andrà bene? o finisce che mi inciampo e mi rompo l'osso de..." e l'hai detto. non c'è più speranza. è fatta. non si torna indietro. al massimo si può andare avanti.

TI AMO.

sì, ti-a-mo.
due semplici paroline, tre sillabe, cinque letterine, tre vocali, due consonanti, un pronome personale complemento 2ª persona singolare, un verbo presente 1ª persona singolare.

eppure è così.
a me. almeno. succede così.
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